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Non dirmi a domani

Poesie di Giulio Santoro

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Non dirmi a domani non è soltanto una raccolta di poesie ma una sorta di partitura a due mani, il racconto di una storia d’amore la cui trama si dipana tra i versi dell’autore e le illustrazioni dell’amico e artista Vincenzo Germanà; gli uni indissolubilmente intrecciati alle altre e viceversa.

Se infatti il segno grafico trae origine dalla parola poetica, senza la quale non potrebbe esistere, è pur vero che agisce per essa come una sorta di traduttore che nel di-segnarla la dis-vela – per dirla alla Schopenhauer – mostrandocene la scarna essenza, la nuda veritas.

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E difatti è proprio questa essenzialità che accomuna i due linguaggi, fonetico e visivo, che diventano in questo gioco di specchi le due facce di una stessa medaglia fatta di pochi tratti: brevi ma esaustivi, lievi ma incisivi, essenziali ma evocativi.

Insomma, di quell’arte costruita in “levare” che è la cifra stilistica e la piccola rivoluzione personale dell’autore rispetto a un’epoca in cui conta solo il qui e ora e che sembra imporci a tutti i costi di accumulare, possedere, fagocitare. Non importa cosa: suoni, parole, immagini, beni, follower, persone.

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Al contrario, per il poeta l’unico tempo possibile è l’infinito e l’unica via per raggiungerlo consiste nello spogliare i suoi versi di inutili orpelli ed educarsi al lasciare andare: perfino l’amore, se ciò è necessario per impedire che l’abitudine e la realtà lo erodano poco a poco e consentire all’arte di consegnarlo all’eternità.

La presentazione è stata curata da Valentina Marino.