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Non dirmi a domani

Poesie di Giulio Santoro

La nuova silloge di Giulio Santoro non è una semplice raccolta di poesie ma il racconto autobiografico (seppure fittizio), in forma di lirica, di una storia d’amore romanticamente impossibile; una sorta di Vita Nuova dei nostri giorni in cui la relazione non è reale ma vissuta nell’interiorità dell’autore, nella dimensione onirica del sogno.

Già dal primo componimento il lessico scelto è un evidente indizio dell’irrealizzabilità di questo amore che appare come “una memoria in bianco e nero / di un noi sbiadito e inopportuno / una nebbia che non permane” e che per esistere non può che essere trasfigurato nell’immaginazione che “a colori tutto poi inventa”.

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Non troverete soltanto Giulio Santoro in questo libro, ma diversi personaggi a cui il poeta presta la sua voce, le sue parole, i suoi stilemi. Potremmo infatti paragonarlo ad una raccolta di monologhi teatrali, che attraversando il tempo, lo spazio e i generi, ci restituisce un’immagine poliedrica di un’umanità talvolta alla deriva, talaltra eroica, ribelle o melanconica.

Qual è il fil rouge che le accomuna allora? L’interpretazione dell’autore-attore che filtra le emozioni, i sogni, le delusioni e le tragedie dei suoi eroi attraverso la sua visione del mondo e della poesia, fatta di concretezza, essenzialità, della ricerca di un suono, un’immagine, una parola che possa da sola trasmetterci il senso del tutto…

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Silenzio Cateno Sanalitro

E nel silenzio invoco
bordate di voci inaudite
invadenti frastuoni
chiglie spezzate e scafi
rovesci urlanti travolgono
e martellate di canti
tribolanti di parole
selvagge e straniere

è solo silenzio
quando osi dire « non sei tua »
in un assillo che sembra d’orrore
mentre il mio sonno
non trova risveglio
nel gancio reale del giorno
o alla luce del sole

___

Disegno di Cateno Sanalitro

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A me mancano le siciliane
quelle che odorano di selvatico
che fanno sentire secchi dentro e
impreparati mentre scendono
dal monte Pellegrino senza incrociare
gli sguardi e scure e lontane a Levante
stanno come isole tra le correnti

___

Photo by Giuseppe Di Vita
Model Graziana Currò

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Non sono pronta a scendere
dalla macchina che inghiotte
trafficanti incroci e autostrade in corsa
pilotata da una sola mano
e dal finestrino da cui un attimo fa
è passata la notte     adesso l’alba
inonda di luce i capelli    e il vento
che prima li scuoteva
ora sembra impazzito in una velocità
da asciugare lacrime e occhi
lasciando che il sorriso rubato
all’orizzonte
si prenda tutto il merito

___
memorie di fantasmi 9bd450a6

Se ti dicessi che la distanza
tra me e la tua finestra è sempre quella
se provassi a superarla
con i miei stivali da cowboy
e tentare notte e giorno di ubriacarmi
là dove ti raccogli
a guardarmi
storcere la bocca
con le ciglia più lunghe
di quanto ricordassi
tu in una bolla di luce serale
mi restituiresti le mie insignificanti memorie

___

Foto di Bruno van der Kraan su Unsplash

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A Nicolas

Quando d’estate    quando soli alti
nel cielo rischiarano i tuoi vent’anni
e muore il giorno nel rosso sanguigno
tramontare    io non sarò a guardarti

in equilibrio tra di noi    il tempo
che accarezza il tuo viso di ragazzo
travolge tutto    come l’onda scura
che impaziente aspetti di cavalcare

___

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Una sola     
cantava il Don
anche una sola fortunata stella
estratta viva
per una svista
dal fango della terra
una distrazione dell’aguzzino
un incidente      un innocente
basta a una vita
rimediare l’errore
cantava il Don
con gli occhi pieni di orrore

___

Photo by Lubo Minar on Unsplash

il mio momento 877a9216

Quando nel vestito stretto
non perdo tempo a farmi spazio
e la presa non lascia mai
a distrazioni e in leggerezza
accolgo ogni accadimento
come fosse tuo l’ultimo sguardo
questo è il mio momento

___
chiunque lei sia fb61b0b7

Chiunque lei sia
o crede di essere
è l’isola che cercavo
a metà tra un sogno
un tremore e un uragano

chiunque sia
può raccontare della dolorosa
epilazione del suo pube
o dell’autoamore
e io a occhi chiusi
immaginare i fiori
dischiudersi al sole

___

La Resilienza Delle Donne

Alcune gocce somigliano al mare
traboccante dagli occhi
negli occhi costante    altre
sintetiche opaline
sgusciate dove il non detto inciampa
in sorrisi di campi freschi
adagio
ossidando aria remota
e il trucco incanta
dissipato dalla piena
segnando tracce nere
al suo Passaggio

___

Photo by Barbara Bertini

Raccolte

Infiorescenze

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1990 ~ 2020

Come in botanica l’infiorescenza è un raggruppamento di singoli fiori, ammassati l’uno accanto all’altro, così questa sezione pare essere, in prima battuta, una miscellanea di liriche apparentemente distanti l’una dall’altra, per forma e sostanza, contenuto e stile. Eppure occorre tornare sempre alla natura per ritrovare l’ordito di questo ricamo che sembrerebbe non avere ordine: le infiorescenze altro non sono che frutti in potenza, quindi premesse e promesse di futuro.

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E così questi componimenti rappresentano in qualche modo “l’adolescenza” della poetica dell’autore: le sue radici, nutrite di ricordi, esperienze, passioni, di figure centrali, sia della biografia privata (Lilly) che di quella collettiva (Falcone), variegate nella metrica, nella scelta lessicale e retorica, talvolta ancora acerbe. Di tutto questo materiale stilistico e valoriale, alcuni germogli verranno recisi (come gli stilemi che sembrano fare l’occhiolino alla tradizione ottocentesca o, per converso, a quella di rottura della beat generation) mentre altri (la costruzione del testo “in levare” e la ricercata “asciuttezza” lessicale) fioriranno nella produzione più compiuta e adulta di alcune delle liriche qui contenute e specialmente in quelle delle “invocazioni”.

Non è un caso se le poesie incluse nella sezione di questa silloge sono accomunate sotto l’evocativo titolo di “invocazioni”.
La tradizione lirica occidentale impone all’aedo di richiedere l’aiuto delle muse per affrontare l’arduo compito di narrare le violente passioni e le gloriose gesta degli eroi. E le muse esaudiscono la preghiera dei loro protetti ispirando i loro versi.
E difatti, questi componimenti ci colpiscono come delle vere e proprie epifanie: improvvise, brevi, asciutte, a volte spiazzanti, ermetiche ed enigmatiche, come i responsi degli oracoli.

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Ma c’è un’altra aura semantica che avvolge l’invocazione: la supplica di chi dalle tenebre morali implora l’aiuto divino per tornare alla luce. ” De profundis clamavi ad te, Domine”. E in effetti gli eroi dell’antica Grecia, in queste poesie, hanno lasciato il posto ai poveri diavoli dei nostri giorni. Quanto inferno tra questi versi, che ci raccontano l’orrore della guerra, della miseria del mendicante, del piccolo migrante morto in mare e del dolore di sua madre, della schiavitù di una sposa bambina, della solitudine della malattia mentale. Eppure, in questo universo che sembra senza speranza, una voce risponde, un barlume risplende: non è quella di Dio, certo, perché semmai c’è stato, non può che aver abbandonato queste lande desolate. Ma quella di chi in terra dice di portare la sua novella.
È quella di Don Fortunato (in Astra), colui che dal “fango della terra” riesce ad estrarre una “sola stella”.
Impossibile non fare un parallelismo con i versi di un altro e ben diverso poeta, che scavava nei bassifondi delle anime e delle città, perché sapeva che solo “dal letame nascono i fior”, proprio come Santoro sa che solo dalle crepe può passare la luce.

Invocazioni

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2022

Non è un caso se le poesie incluse nell’ultima sezione di questa silloge sono accomunate sotto l’evocativo titolo di “invocazioni”.
La tradizione lirica occidentale impone all’aedo di richiedere l’aiuto delle muse per affrontare l’arduo compito di narrare le violente passioni e le gloriose gesta degli eroi. E le muse esaudiscono la preghiera dei loro protetti ispirando i loro versi.
E difatti, questi componimenti ci colpiscono come delle vere e proprie epifanie: improvvise, brevi, asciutte, a volte spiazzanti, ermetiche ed enigmatiche, come i responsi degli oracoli.

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Ma c’è un’altra aura semantica che avvolge l’invocazione: la supplica di chi dalle tenebre morali implora l’aiuto divino per tornare alla luce. ” De profundis clamavi ad te, Domine”. E in effetti gli eroi dell’antica Grecia, in queste poesie, hanno lasciato il posto ai poveri diavoli dei nostri giorni. Quanto inferno tra questi versi, che ci raccontano l’orrore della guerra, della miseria del mendicante, del piccolo migrante morto in mare e del dolore di sua madre, della schiavitù di una sposa bambina, della solitudine della malattia mentale. Eppure, in questo universo che sembra senza speranza, una voce risponde, un barlume risplende: non è quella di Dio, certo, perché semmai c’è stato, non può che aver abbandonato queste lande desolate. Ma quella di chi in terra dice di portare la sua novella.
È quella di Don Fortunato (in Astra), colui che dal “fango della terra” riesce ad estrarre una “sola stella”.
Impossibile non fare un parallelismo con i versi di un altro e ben diverso poeta, che scavava nei bassifondi delle anime e delle città, perché sapeva che solo “dal letame nascono i fior”, proprio come Santoro sa che solo dalle crepe può passare la luce.

Tales of Women

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2022 ~ 2023

Le liriche della sezione “Tales of Women” potrebbero essere definite – parafrasando Pasolini – “rose in forma di poesia”. Infatti, leggendo questi componimenti si ha quasi la sensazione di sfogliare le pagine di un diario intimo, in cui i versi assumono più la forma di una prosa ritmata e i dati dell’esperienza quotidiana sono filtrati attraverso reazioni emotive intense, talvolta anche crude, pungenti come le spine. Ma qui non si tratta del racconto autobiografico dell’autore stesso: come in un gioco teatrale, l’io lirico indossa di volta in volta i panni e i sentimenti di diverse eroine – dalla profuga alla transessuale, dall’atea alla poetessa – tutte accomunate, però, dall’uguale condanna inflitta loro dal pregiudizio, dai ruoli imposti dalla tradizione, dal beffardo gioco del destino, nonché dalla stessa urgenza di liberarsi da questi fardelli, se non nella realtà, quantomeno attraverso una decisa condanna dei propri carnefici nello spazio utopico delle parole.